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Approfondimento di Andrea Lo Gioco

Mezzo secolo di solitudine, alienazione e pioggia diurna che non riesce a lavare via lo schifo dalle strade. Festeggiare i 50 anni di Taxi Driver (1976) non significa semplicemente omaggiare un classico del cinema, ma riconoscere l'inquietante profezia di un'opera che, oggi più che mai, descrive la nostra contemporaneità.

Nato dalla penna febbrile di Paul Schrader, diretto con furente genialità da un giovane Martin Scorsese e reso immortale dal volto di Robert De Niro, il film ha celebrato questo storico anniversario con una storica reunion al Tribeca Film Festival, dimostrando che il motore di quel taxi giallo non ha mai smesso di girare.

Tempo di lettura: 10 minuti

Poster di Taxi Driver con Robert De Niro davanti al taxi giallo

La Trama: La discesa negli inferi di Travis Bickle

Travis Bickle è un reduce della guerra del Vietnam che soffre di una cronica, devastante insonnia. Per riempire le sue notti, accetta un lavoro come tassista notturno a New York, una metropoli descritta come un moderno inferno dantesco, popolata da spacciatori, prostitute e criminali. Travis osserva tutto dal suo parabrezza, sviluppando un disgusto puritano e ossessivo per ciò che lo circonda.

Il suo tentativo di aggrapparsi alla "luce" attraverso Betsy (Cybill Shepherd), un'algida impiegata della campagna elettorale del senatore Palantine, fallisce miseramente. Il rifiuto della donna accelera il suo processo di dissociazione. Travis si arma, si allena, si taglia i capelli alla moicana e canalizza la sua rabbia in una missione distorta: "salvare" Iris (Jodie Foster), una prostituta dodicenne schiava del viscido pimp Sport (Harvey Keitel).

Travis Bickle con giacca militare e occhiali da sole su sfondo giallo

La profezia dell'isolamento: Perché parla al pubblico di oggi

Se nel 1976 Taxi Driver era il ritratto del trauma post-Vietnam e della New York sull'orlo del fallimento economico e sociale, oggi il film parla una lingua ancora più universale: quella dell'isolamento sociale. L'archetipo dell'Incel e del radicalizzato: Travis Bickle è il padre spirituale dei moderni "lupi solitari", degli utenti che si radicalizzano nei forum oscuri del web, dei giovani che covano risentimento contro una società che li ignora. Travis non sa comunicare, scrive diari pieni di aforismi banali ma feroci, e confonde il voyeurismo e la paranoia con la superiorità morale.

La critica ai media: Il finale del film è un colpo di genio satirico che a distanza di cinquant'anni fa ancora scuola. Travis compie una strage sanguinaria ed efferata (una delle sequenze più violente e disturbanti della storia del cinema), eppure la stampa e la società lo elevano a eroe metropolitano. Una riflessione potentissima su come i media riescano a spettacolarizzare e distorcere la follia.

Approfondimento Critico

Una masterclass tecnica a tre teste

Taxi Driver è lo stato di grazia assoluto di tre artisti unici:

Robert De Niro

Il suo Travis è una bomba a orologeria. L'improvvisazione del celebre monologo "Are you talkin' to me?" davanti allo specchio non è solo una grande scena cult, ma la radiografia di un uomo che ha bisogno di sdoppiarsi pur di avere qualcuno con cui parlare.

Martin Scorsese

Il regista abbandona il realismo documentaristico per abbracciare un espressionismo allucinato. La macchina da presa fluttua, rallenta sui dettagli squallidi, si muove guidata dalle note jazz, notturne e funeree di Bernard Herrmann. New York smette di essere una città e diventa uno stato mentale.

L'impatto culturale a 50 anni dal debutto

Elemento

Impatto nel 1976

Significato Oggi

Il ritratto di New York

Una fotografia della degradata Manhattan dell'epoca.

Un documento storico e antropologico di una città che non esiste più.

Il personaggio di Iris

Shock e controversie per il ruolo di Jodie Foster (allora dodicenne).

Una performance leggendaria che ha lanciato una delle più grandi attrici di sempre.

L'eredità cinematografica

Vincitore della Palma d'Oro a Cannes.

Il DNA del film è ovunque, da Fight Club a Joker di Todd Phillips.

Il tassista è ancora tra noi

Cinquant'anni dopo, lo sguardo finale di Travis Bickle nello specchietto retrovisore continua a raggelarci il sangue. Quel tic nervoso, quel flash di follia non del tutto sopita, ci ricorda che la violenza e l'alienazione non sono state sconfitte; hanno solo cambiato forma, nascondendosi dietro lo schermo di uno smartphone invece che dietro il parabrezza di un Checker Cab.

Taxi Driver compie mezzo secolo senza avere una sola rugga, confermandosi come uno dei vertici assoluti del cinema mondiale. Un'opera d'arte dolorosa, sporca e immensamente magnetica.

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